Aggiornamento del 24 giugno 2025
Nel discorso ai parlamentari in occasione del Giubileo dei Governanti (vedi qui) del 21 giugno scorso Papa Leone XIV ha posto la legge naturale come punto di riferimento per legiferare anche sui temi etici: “La legge naturale, universalmente valida al di là e al di sopra di altre convinzioni di carattere più opinabile, costituisce la bussola con cui orientarsi nel legiferare e nell’agire, in particolare su delicate questioni etiche che oggi si pongono in maniera molto più cogente che in passato, toccando la sfera dell’intimità personale”.
Quasi contemporaneamente alle parole del Papa, la Camera dei Comuni britannica ha approvato (20 giugno 2025) in seconda lettura un progetto di legge che legalizza il suicidio assistito per alcuni malati terminali.
Il testo, che dovrà ora essere esaminato dalla Camera dei Lord, è stato approvato con 314 voti a favore e 291 contrari e prevede che possano ricorrere al suicidio assistito solo i malati terminali adulti con un’aspettativa di vita inferiore a sei mesi e in grado di assumere autonomamente la sostanza che provoca la morte.
Per accedere al suicidio assistito i malati terminali dovranno ottenere il parere favorevole di due medici, ma l’ultima parola spetterà a un collegio di esperti.
In caso di approvazione definitiva in Parlamento, bisognerà aspettare quattro anni prima che il suicidio assistito entri in vigore in Inghilterra e Galles.
Secondo una stima del Governo, nel primo anno potrebbero esserci tra 160 e 640 suicidi assistiti, con un aumento progressivo fino a circa 4.500 nel decimo anno.
La situazione del Parlamento nazionale
Venendo alle questioni interne del nostro Paese, prosegue il dibattito nelle varie sedi istituzionali.
Anzitutto, il recente calendario ufficiale dei lavori dell’Assemblea del Senato prevede per Martedì 15 Luglio (16,30) - Mercoledì 16 Luglio (10) - Giovedì 17 Luglio (10) la discussione del disegno di legge n. 104 (ed altri) recante Disposizioni in materia di morte medicalmente assistita. Attualmente l’esame dei progetti si sta svolgendo presso il Comitato ristretto delle Commissioni Giustizia e Affari sociali del Senato, ma sulla convergenza di un unico testo unificato appare difficile un'intesa con le opposizioni che hanno evidenziato i punti critici della norma. Al riguardo, oltre ai requisiti fissati dalla Corte costituzionale per regolare il fine vita, la maggioranza ne ha previsti altri, che stanno già facendo discutere. Il primo è il Comitato etico, nominato con decreto del presidente del Consiglio, a cui dovrebbe spettare l'approvazione delle singole richieste.
Un altro nodo che non trova adesione tra le diverse forze politiche riguarda l'esclusione delle prestazioni legate al fine vita dal Servizio sanitario nazionale, oltre a quello se il paziente dovesse già trovarsi in ospedale. Una maggiore convergenza ci sarebbe invece sul tema delle cure palliative, cioè la previsione che i pazienti possano ricorrere al suicidio assistito solo dopo essersi sottoposti per un certo periodo a questa tipologia di trattamenti.
Nuova questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tribunale di Firenze
Con Ordinanza del 30 aprile 2025 la VI sezione civile del Tribunale di Firenze ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 579 del codice penale nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, con le modalità previste dagli articoli 1 e 2 della legge 22 dicembre 2017, n. 219, attui materialmente la volontà suicidaria, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente, quando la stessa persona. per impossibilità fisica e per l’assenza di strumentazione idonea, non possa materialmente procedervi in autonomia o quando comunque le modalità alternative di autosomministrazione disponibili non siano accettate dalla persona sulla base di una scelta motivata che non possa ritenersi irragionevole, per contrasto con gli articoli 2, 3, 13, 32 della Costituzione.
L’udienza pubblica in Corte costituzionale è prevista il prossimo 8 luglio
Abruzzo: bocciato il progetto di legge sul fine vita
Nella seduta del 19 giugno scorso il Consiglio regionale dell’Abruzzo ha respinto il progetto di legge sul fine vita. La norma è stata bocciata con i voti della maggioranza di centrodestra, che ritiene si tratti di un tema di competenza nazionale, mentre il centrosinistra ha votato sì. Il progetto di legge d’iniziativa popolare è nato dalla campagna ‘Liberi Subito dell’associazione Luca Coscioni. Non è stato votato nella Commissione competente ma iscritto all’ordine del giorno con “procedura d’urgenza”, secondo quanto previsto dalla legge regionale che detta, per la Regione Abruzzo, le regole sul referendum abrogativo, consultivo e l’iniziativa legislativa. Il testo, infatti, era arrivato in Consiglio per la prima volta il 26 giugno 2024, ma in quell’occasione non si giunse al voto. Da quella data sono scattati i 12 mesi concessi dalla normativa regionale per la pronuncia definitiva dell’Aula sul progetto di legge.
Sardegna: prosegue la discussione della proposta di legge in materia di suicidio medicalmente assistito
La seconda Commissione del Consiglio regionale della Sardegna sta continuando la discussione della proposta di legge n. 59/2024 concernente “Procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019”, attraverso una serie di audizioni con esponenti della società civile ed esperti della materia. Al riguardo, di recente il presidente di ProVita e Famiglia, e una esperta di Bioetica dell’Università del Messico, hanno espresso un netto dissenso sulla proposta, ritenuta pericolosa e fuorviante rispetto alla sentenza della Corte costituzionale da cui prende le mosse.
Sono stati invece esortati i commissari ad attuare pienamente la legge 38/2010 sulle cure palliative, ribadendo che «dobbiamo eliminare le sofferenze, non i sofferenti».
Per l’esperta di Bioetica, inoltre, «la Consulta non riconosce un diritto alla morte», ma delinea solo condizioni eccezionali. La proposta sarda, invece, tenderebbe a «istituzionalizzare una pratica che rischia di trasformarsi in abbandono terapeutico». Il vero tema è «prendersi cura delle persone, non abbandonarle nel momento più fragile».
Sicilia: in calendario la discussione dei disegni di legge riguardanti il suicidio medicalmente assistito
Prosegue presso la Commissione Salute dell’Assemblea Regionale Siciliana l’iter parlamentare dei progetti di legge (nn. 553-713) riguardanti le "Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019” (la Commissione ha individuato nel ddl n. 553 d’iniziativa del Movimento 5 Stelle il testo base per il prosieguo del dibattito).
Le proposte in esame mirano a introdurre il suicidio assistito, descritto come un diritto individuale e “inviolabile”, che “non può essere sottoposto a limitazioni".
L’articolo principale prevede i casi in cui un paziente, direttamente o tramite il proprio medico, può chiedere di mettere fine alla propria vita: «Il proposito di suicidio deve essersi autonomamente e liberamente formato. La persona deve essere tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e deve essere affetta da una patologia irreversibile. La patologia deve essere fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che la persona reputa intollerabili. La persona deve essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».
«Forte preoccupazione» è stata espressa dai Vescovi della Sicilia «per le aperture al suicidio medicalmente assistito» contenute nei disegni di legge presentati. La contrarietà dei Vescovi della Conferenza Episcopale Siciliana si radica nella convinzione che «tale prospettiva contrasti con il principio fondamentale della tutela della vita umana in ogni sua fase». Al riguardo, i Vescovi siciliani richiamano «la Nota sul fine vita emanata dalla Presidenza della Cei lo scorso 19 febbraio» nella quale si afferma tra l’altro che «la legge sulle cure palliative non ha trovato ancora completa attuazione: queste devono essere garantite a tutti, in modo efficace ed uniforme in ogni Regione, perché rappresentano un modo concreto per alleviare la sofferenza e per assicurare dignità fino alla fine, oltre che un’espressione alta di amore per il prossimo». La CESI «auspica interventi legislativi che tutelino la vita e incoraggia la promozione di strutture idonee, come gli hospice, e di percorsi formativi per gli operatori sanitari, capaci di accompagnare con competenza e umanità le persone affette da gravi patologie e le loro famiglie. La Chiesa – conclude la nota –, nel ribadire la contrarietà ad ogni forma di accanimento terapeutico, riafferma con decisione la sua opposizione all’eutanasia e al suicidio assistito».
Aggiornamento del 23 maggio 2025
Nell’ultimo periodo diversi interventi da parte delle istituzioni nazionali e locali hanno riguardato l’argomento del fine vita. Le novità che si sono succedute richiedono un seppur breve primo aggiornamento della situazione in continuo mutamento ed evoluzione.
Fine vita: un'altra pronuncia della Corte costituzionale
Dichiarando non fondata la questione di legittimità costituzionale sollevata da uno dei numerosi casi giudiziari suscitati da azioni di membri dell’Associazione Coscioni nella loro campagna per l’eutanasia legale, il 20 maggio scorso la Consulta (sentenza n. 66) ha ribadito quanto già affermato nelle tre sentenze-chiave sul tema (la 242 del 2019, la 50 del 2022 e la 135 del 2024) chiarendo alcuni punti che avevano suscitato un vivace dibattito interpretativo. Al centro del pronunciamento il no perentorio al tentativo di allentare il criterio dei trattamenti di sostegno vitale scolpito dai giudici costituzionali nel 2019 con altri tre (irreversibilità della patologia, presenza di sofferenze fisiche o psicologiche che il paziente reputa intollerabili, capacità di prendere decisioni libere e consapevoli) sino a renderlo di fatto inefficace, con l’equiparazione dei trattamenti stessi a qualunque presidio medico e terapeutico a cui sarebbe sottoposta non più una ristrettissima cerchia di persone in condizioni di sofferenza estreme ma una platea potenzialmente vastissima di cittadini. Secondo i giudici costituzionali, il malato può accedere al suicidio assistito solo se dipende da una macchina o da alcune procedure salvavita. Tuttavia, aggiungono, il requisito è soddisfatto anche quando il trattamento viene rifiutato.
Nel confermare la linea sul “sostegno vitale”, la Consulta rinnova l'appello al Parlamento per una legge sul fine vita e rileva che l'accesso alle cure palliative in Italia non è equo, tra liste d'attesa lunghe, mancanza di personale formato e disparità territoriali.
Riguardo ai lavori parlamentari, non risultano novità di rilievo dall’attività svolta presso il Comitato ristretto delle commissioni Affari sociali e Giustizia del Senato dove sono in discussione diversi disegni di legge sul tema del fine vita. La difficoltà che appare evidente è quella di redigere un testo condiviso che diventi la base per il prosieguo dell’iter. Nel frattempo, un ulteriore disegno di legge (presentato dalla senatrice Gelmini) potrebbe essere abbinato ai testi già presenti in Commissione e determinare ulteriormente l’allungarsi dei tempi di lavoro rendendo così ancor più complicato giungere in Assemblea, dopo la metà del mese di luglio, con un testo definitivo.
Legge regionale Toscana e Corte costituzionale
Il 9 maggio scorso il Consiglio dei ministri ha dato mandato all’avvocatura dello Stato di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Toscana n. 16/2025 sul fine vita approvata l’11 febbraio scorso. La norma dal titolo “Modalità organizzative per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale 242/2019 e 135/2024” definisce tempi e procedure della risposta che il Sistema sanitario regionale è tenuto a dare ai malati terminali che chiedono di accedere al suicidio medicalmente assistito e ne abbiano i requisiti.
Per presentare il ricorso l’esecutivo aveva 60 giorni di tempo dal momento in cui la norma è stata pubblicata sul bollettino regionale toscano, il 17 marzo scorso. Secondo il Governo la legge toscana va impugnata «in quanto, nella sua interezza, esula in via assoluta dalle competenze regionali e lede le competenze esclusive dello Stato» in materia di ordinamenti e di Lep, «violando l’articolo 117 della Costituzione».
La Regione Toscana, però, il 22 maggio scorso si è costituita in giudizio davanti alla Corte costituzionale a difesa della legge regionale n. 16/2025. Ad annunciarlo il presidente regionale Eugenio Giani che ha firmato l’atto con cui la Regione si costituisce in giudizio in merito al ricorso presentato dal Governo contro la legge relativa alle modalità organizzative per garantire il trattamento medicalmente assistito sul fine vita. “Con questo atto vogliamo ribadire con coerenza il valore della nostra legge: una norma che disciplina modalità organizzative, nel pieno rispetto delle competenze regionali in materia sanitaria. Riteniamo infatti legittimo che una Regione, nel rispetto della sentenza costituzionale n. 242 del 2019, definisca regole oggettive e termini certi, per assicurare a tutti i cittadini pari accesso e dignità nel percorso di fine vita.”
Sardegna: avviata la discussione della proposta di legge sul fine vita
Il 15 maggio 2025 la Commissione Sanità del Consiglio regionale della Sardegna ha avviato l’esame della proposta di legge sul fine vita n. 59/2024 (Procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019). Questo provvedimento, ispirato alla proposta dell’Associazione Luca Coscioni, mira a disciplinare il suicidio assistito nella regione, stabilendo procedure e tempi definiti per l’accesso a questa pratica, in conformità con la sentenza della Corte costituzionale n. 242/2019.
La proposta di legge promossa con la campagna nazionale “Liberi Subito” è stata presentata ufficialmente nel novembre 2024 e ha ricevuto il sostegno dei gruppi di maggioranza in Consiglio regionale. Il testo prevede sette articoli che definiscono i requisiti per accedere al suicidio assistito, le modalità di verifica delle condizioni del paziente e i tempi per l’erogazione del trattamento. L’obiettivo è garantire un percorso chiaro e rispettoso della dignità delle persone che si trovano in condizioni di sofferenza insostenibile.
Com’è noto la Sardegna si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da un vuoto normativo sul tema del suicidio assistito. Manca una legge nazionale che ne disciplini le modalità. In questo scenario, le regioni hanno iniziato a intervenire autonomamente. La Toscana, ad esempio, è diventata la prima regione italiana ad approvare una legge sul fine vita, stabilendo procedure e tempi per l’accesso al suicidio assistito.
Testo elaborato con i contributi di diversi OGLR
(19 marzo 2025)
TOSCANA
Com’è noto, il 14 marzo 2025 il presidente della Regione Toscana ha promulgato la legge sul fine di vita medicalmente assistito dal titolo finale “Modalità organizzative per l’attuazione delle sentenze della Corte costituzionale 242/2019 e 135/2024” (d’iniziativa popolare sul fine vita “Liberi subito” promossa dall'associazione Luca Coscioni e supportata da oltre 10mila firme). La Toscana è la prima Regione italiana a introdurre una regolamentazione sulla procedura con la quale le persone che vogliono accedere al suicidio assistito possono far domanda all'Asl, e su tempi e modalità di risposta della commissione preposta a verificare la sussistenza dei requisiti fissati dalla Consulta affinché l'aiuto al suicidio non costituisca reato.
La legge era stata temporaneamente sospesa, dopo l'approvazione da parte del Consiglio regionale, a seguito di un ricorso presentato al Collegio di garanzia statutaria poi rigettato. A darne notizia la Regione in una nota a firma del Presidente della Regione: “La comunicazione da parte del Collegio di garanzia sulla correttezza del testo di legge approvato dal Consiglio regionale l'11 febbraio scorso certifica la piena legittimità di un atto che la Regione Toscana ha deciso di approvare, prima fra le 20 regioni italiane, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale numero 242 del 2019”…“ciò conferma la natura strumentale del ricorso, agito dall'opposizione per motivazioni politiche. La legge, infatti, è stata elaborata attraverso un confronto, una concertazione, un approfondimento molto serio. E il giudizio del collegio di garanzia dà conto anche di questo. Oggi ho promulgato la legge e sin da subito daremo attuazione alla disposizione normativa nelle procedure che essa richiede per la costituzione della relativa Commissione etica e negli adempimenti che la legge prospetta per l'attività della giunta”.
La situazione nelle altre Regioni
Sebbene ci siano stati casi anche di raccolta delle firme, ad oggi risultano pochi i Consigli regionali che hanno portato avanti la discussione in mateia. In Molise, Sicilia e Trentino-Alto Adige una proposta di legge non è ancora stata depositata.
In Abruzzo l’iniziativa dell’Associazione Coscioni è stata depositata, con undicimila firme a fronte di ottomila richieste. Ma il Consiglio non ha incardinato il testo e il rinnovo del Consiglio (avvenuto nel 2024) ha bloccato l’iter.
Queste dinamiche, anche se con sfumature diverse, si sono ripetute spesso. In Umbria, il testo era stato presentato a inizio 2024, ma a causa delle elezioni di novembre, il testo dovrà essere nuovamente riproposto. In Basilicata, la legge era stata portata in Consiglio, da nove Comuni, tra cui Matera. Ma anche in questo caso la questione è stata passata alla legislatura successiva. In Liguria, dopo che la raccolta firme era stata deposta a febbraio di un anno fa, le dimissioni dell’ex presidente Giovanni Toti ha messo la questione lontano dagli impegni urgenti del Consiglio. Lo stesso vale per la Sardegna, in cui le vicende giudiziarie della presidente regionale fanno slittare la discussione.
La prima Regione a cercare di adeguarsi alla sentenza della Corte costituzionale nel gennaio del 2023 è stata la Puglia, attraverso una delibera di Giunta che impone alle Asl un massimo di venti giorni per verificare le condizioni per accedere al suicidio assistito. In questo caso però il problema è da identificare nella forma del provvedimento: non trattandosi di una legge regionale, il prossimo Governatore potrà cambiare la direttiva o anche eliminarla, senza il bisogno dell’approvazione del Consiglio. Sul tema, la Città metropolitana di Bari ha chiesto alla Regione di discutere la proposta di regolamentazione dell’Associazione.
Un caso simile si può trovare anche in Emilia-Romagna, dove la Giunta, a seguito della raccolta firme, nel 2023 ha emanato delle linee di indirizzo per le Asl. Anche questa forma, come denunciato dall’Associazione Luca Coscioni, non permette di avere tempi certi. E infatti sulla questione il gruppo consigliare di Forza Italia ha chiesto un intervento del Tar. Riguardo invece alle iniziative legislative, in questa Regione si è registrata la proposta di legge di iniziativa popolare, recepita come pdl 7229, decaduta per fine legislatura a causa dello scioglimento anticipato dell’Assemblea regionale a seguito delle dimissioni del presidente, candidato e poi eletto al Parlamento europeo. Insediata la nuova Assemblea regionale a seguito delle elezioni (17-18 novembre 2024), il testo è stato riproposto come progetto di legge d’iniziativa popolare recante “Procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi e per effetto della sentenza n. 242/19 della Corte Costituzionale”, iscritto e assegnato alla Commissione referente in data 12.02.2025.
Oltre agli ostacoli burocratici, c’è anche chi si oppone al suicidio assistito. La prima Regione a farlo è stata il Veneto: dopo che la proposta di legge era stata depositata con nove mila firme, la discussione si è tenuta a gennaio 2024. Per un solo voto la norma non è stata approvata. Caso simile anche in Lombardia. Dopo che all’unanimità l’Ufficio di presidenza ha dichiarato ammissibile la proposta, a novembre 2024 il Consiglio ha deciso di votare una questione pregiudiziale di costituzionalità, dichiarandosi incompetente a normare la materia, impedendo di fatto la discussione e rimandando la questione al Parlamento.
Stessa linea anche in Friuli-Venezia Giulia dove la proposta di legge è stata respinta dalla commissione Sanità nel 2023 e, dopo essere stata nuovamente depositata, il Consiglio ha votato una pregiudiziale (che concretamente ha rinviato la discussione a data da destinarsi). Stesso metodo utilizzato a marzo 2024 in Piemonte, in questo caso per questioni di costituzionalità. Nelle Marche invece, dopo il caso di Federico Carboni (primo caso di suicidio assistito in Italia) a cui la Regione non ha fornito il medico e il materiale per accedere alla pratica, nel 2022 si è avviata una discussione, che però si è conclusa con un nulla di fatto. Al riguardo, giace da tre anni in quarta commissione dell'Assemblea legislativa regionale una proposta di legge (n. 129/22) intitolata "Procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito ai sensi per effetto della sentenza n. 242/19 della Corte Costituzionale" a prima firma del Pd.
In Valle d’Aosta, la questione è stata affrontata da due consigliere di una lista d’opposizione (Progetto civico progressista), le quali hanno depositato il testo, che però non può essere discusso per mancanza di altri membri disposti a sottoscrivere il documento.
Per quanto riguarda le altre regioni, le varie proposte di legge sono in corso di valutazione. In Campania i consiglieri del Partito socialista italiano e del Gruppo Misto hanno portato il testo in Commissione sanità, il quale ha istituito un tavolo tecnico. In Calabria il Partito democratico ha presentato una norma per i soli pazienti terminali, che dovrà essere discussa. Nel Lazio Alleanza verdi e sinistra e Italia viva hanno preso in carico la proposta “Liberi Subito”, che dovrà essere portata in aula (anche se non è ancora stata calendarizzata).